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HomepageCorso di mentalismo 2017/18

Come entrare in una grotta che non esiste

L’ottava lezione è interamente dedicata al Sogno, un luogo accessibile anche agli spettatori più scettici e razionali che offre al mentalista uno spazio dove ambientare performance credibili e sorprendenti. In linea con il tema, l’incontro è dedicato all’uomo che riuscì a entrare nella grotta della Sibilla, un luogo che non esiste, grazie alla forza della letteratura.

Il 1° giugno 1420 Antoine de la Salle è sul monte Sibilla; secondo la leggenda, una veggente vive in una grotta nel ventre della montagna. L’uomo non ci crede ma vorrebbe crederci. Riflettendo questa ambivalenza, il suo diario di viaggio diventa un manuale per la costruzione dell’Incanto: un resoconto che passa dal piano di realtà a quello del sogno e della memoria senza apparenti cesure, come nelle migliori performance illusionistiche. Nonostante lo scetticismo, giunto in vetta non ha il coraggio di entrare nella stretta grotta. Ma se il corpo è costretto a fermarsi, nulla gli impedisce di proseguire con altri mezzi.

Mappa allegata al libro di Antoine de la Salle, La Salade, Philippe Le Noir, Parigi 1527.

Per superare il primo ostacolo si affida alla testimonianza oculare di due ragazzi che si erano calati nel buco qualche tempo prima. I giovani avevano scoperto che ­ come nei videogiochi ­ per raggiungere la Sibilla bisognava superare quattro trabocchetti letali. I due si erano arresi di fronte al primo ostacolo: un lungo passaggio flagellato da una corrente d’aria violentissima. Solo un pazzo potrebbe affrontare un pericolo del genere – e il cronista lo trova: è un prete fuori di testa che tutti conoscono come don Anthon Fumato. Il religioso, che aveva affrontato tre delle quattro prove, è in grado di descrivere gli ostacoli e il modo in cui vanno superati. Per affrontare il passaggio ventoso bisogna superare la paura dei primi metri, dopo i quali la corrente è molto meno violenta di quanto sembri. La seconda prova consiste nell’attraversare uno stretto ponte ai cui lati si spalanca l’abisso. Anche in questo caso, il pericolo è del tutto illusorio e il passaggio si rivela più largo di quanto appaia dalla prospettiva iniziale. La terza prova coinvolge due draghi dagli occhi fiammeggianti, messi a protezione di una porta; a un esame più attento, i mostri si rivelano dei sofisticati automi, spaventosi nell’aspetto ma del tutto inoffensivi. Don Fumato si era arreso solo di fronte all’ultimo, addormentandosi e sognando due soldati tedeschi che erano riusciti a raggiungere la Sibilla. Insomma, quello che propone Antoine de la Salle nel suo diario è un percorso che si allontana gradualmente dalla realtà: per superare i vari ostacoli parte dalla testimonianza in prima persona (1), passa a quella di un testimone (2) ed è poi costretto ad affidarsi alla follia di un sacerdote (3), approdando infine al mondo dei sogni (4). Solo attraverso questo percorso egli può concedersi (e concederci) l’accesso al fantastico mondo della Sibilla ­ “un regno che non esiste, ma che gli aggrada di vagheggiare”. (1)  A colpire è il periodo in cui scrive: quel Medioevo spesso associato al buio oscurantista. Come un moderno mentalista, Antoine de la Salle non utilizza l’ingrediente del falso in maniera ingenua ma accompagna il lettore un passo alla volta, abituandolo a scenari sempre più inverosimili e meravigliosi. Il suo obiettivo è di offrirgli un’intensa esperienza emotiva che sia al contempo rispettosa del suo scetticismo e della sua razionalità.

Per saperne di più

Il récit del 1420 è il quarto capitolo (“Du mont de la Sibylle et de son lac et des choses que j’ai vues et oui dire aux gense du pays”) del libro di Antoine de la Salle, La Salade, 1444 la cui trascrizione pubblicata da Philippe Le Noir a Parigi nel 1527 è disponibile in digitale (link). La versione a stampa, di più facile consultazione, è riportata in appendice a Joseph Nève, Antoine de La Salle. Sa vie et ses ouvrages, H. Champion, Parigi 1903, pp. 173-222 (link).

La lettura della cronaca medievale nell’ottica del manuale per la costruzione dell’Incanto è proposta tra le righe da Luca Pierdominici nel suo saggio “Cronaca di una visione ovvero Le Paradis de la Reine Sibylle”, Quaderni di filologia e lingue romanze, n. 5 (terza serie), 1990, pp. 43-63 (link).


Note

Mesmer è curato da Mariano Tomatis, già autore di La magia della mente (2008), Te lo leggo nella mente (2013, prefazione di Max Maven) e L’arte di stupire (2014, prefazione di Derren Brown).

Insieme a Wu Ming ha curato il Laboratorio di Magnetismo Rivoluzionario, sperimentazione teatrale tra mentalismo e letteratura.

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Per contatti: mariano.tomatis@gmail.com

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