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HomepageCorso di mentalismo 2017/18

La sfida tra Francesco Guidi e Antonio Zanardelli

La terza lezione prende spunto da un classico dell’illusionismo - il “gioco delle ventun carte” - per trasformarlo, un passo alla volta, in uno sconcertante esperimento di mentalismo. La lezione è intitolata alla sfida che, nel 1856, contrappose l’illusionista Zanardelli e il mentalista Guidi: la vicenda fa riflettere sulle caratteristiche che distinguono il mentalismo dalla prestigiazione classica.

Negli anni Settanta l’illusionista James Randi sfidò pubblicamente Uri Geller: il più noto sensitivo dell’epoca presentava regolarmente fenomeni che sembravano paranormali. Randi riteneva che egli fosse un mentalista sotto false spoglie e che dietro le sue dimostrazioni ci fossero trucchi da prestigiatore: Geller sarebbe riuscito a produrre i suoi fenomeni in condizioni che escludessero l’uso di sotterfugi? Oltre un secolo prima, Torino fu teatro di una sfida simile: il 26 maggio 1856 l’illusionista Antonio Zanardelli sfidò il magnetista Francesco Guidi a dimostrare l’entità dei suoi poteri negli alloggi dell’avvocato Suaut, in piazza Vittorio Emanuele. Entrambi si sarebbero “esibiti” con un’assistente: Guidi avrebbe lavorato con la fidanzata Luisa, Zanardelli con la figlia Elisa. Entrambi avrebbero dovuto presentare gli stessi “effetti”, ma mentre Guidi affermava di ottenerli grazie al “magnetismo”, Zanardelli ammetteva di “simulare” i fenomeni paranormali. Gli esperimenti avvennero in presenza di 52 persone e nessuno riuscì a vedere alcuna differenza tra gli effetti dell’uno e dell’altro. La commissione si ritrovò tre giorni dopo per proclamare il verdetto e stilare un verbale ufficiale. Dal momento che i voti erano tutti a favore dell’illusionista, il dottor Ruatti e il dottor Fenoglio diedero a Guidi un’ultima chance: se Luisa fosse riuscita a leggere il contenuto di una busta chiusa, allora la commissione sarebbe stata disponibile ad ammettere l’esistenza dei fenomeni paranormali. Negli studi sui fenomeni occulti la “lettura chiaroveggente” era considerata l’esperimento-chiave: nella Parigi del 1837 il dottor Claude Burdin aveva istituito un premio di 3.000 franchi per la sonnambula che fosse stata in grado di presentare l’effetto senza usare trucchi. Come il più recente premio istituito da James Randi, nessuno riuscì ad aggiudicarselo. A Torino Francesco Guidi tergiversò, ma neppure la sua Luisa riuscì nell’impresa. Il verdetto fu severo.

Confrontando gli effetti di Zanardelli e quelli di Guidi, Luigi Berruti definì “giochetti belli e buoni i primi, giochetti belli e buoni i secondi” e smascherò i tentativi di Luisa di fare cold reading, scrivendo che ella

tirò giù all’azzardo per dritto e per traverso i responsi che le suggerivano le parole dei circostanti […] senza appressarsi mai gran fatto al vero, e spesso il bianco pel nero pigliando.

Insomma, i giochi di prestigio presentati sono

tollerabili sulle scene dove si possono per passatempo godere

ma non funzionano fuori dai teatri, dove

si riducono a belle e buone corbellerie.

La sfida si può ricostruire in tutti i suoi dettagli leggendo Luigi Berruti, Il magnetismo e la medicina: riflessioni sopra una sfida di magnetizzatori, G. Biancardi, Torino 1856. Il soggiorno torinese avrà per Elisa un inaspettato risvolto romantico: ella sposerà Eugenio, figlio del noto illusionista torinese Bartolomeo Bosco.

Mentalisti vs. Prestigiatori

Tenendo nascosta la parentela con i prestigiatori, i mentalisti rinnegano la loro famiglia di origine: gli effetti di mentalismo, infatti, non sono altro che sofisticati giochi di prestigio. I libri dedicati all’illusionismo offrono, dunque, un gigantesco serbatoio di idee, principi e sotterfugi utili per i mentalisti. Ma come si passa dalle gherminelle di Antonio Zanardelli ai seriosi magnetismi di Francesco Guidi? Ovvero, come si riconosce il trucco illusionistico perfetto da trasformare in un memorabile esperimento di mentalismo? C’è un modo infallibile per farlo: scegliere uno a caso tra i grandi Classici della magia ed esplorarne l’evoluzione nel corso dei secoli. Generazioni di illusionisti hanno dedicato giornate di studio alla rielaborazione e al miglioramento dei giochi di prestigio più celebri. Tra le innumerevoli varianti pubblicate, molte sono solo inutili complicazioni; altre, invece, sono opere magistrali: individuarle richiede impegno e dedizione, ma lo sforzo è premiato dalla scoperta di effetti mentalistici dallo straordinario impatto.

Mesmer è curato da Mariano Tomatis, già autore di La magia della mente (2008), Te lo leggo nella mente (2013, prefazione di Max Maven) e L’arte di stupire (2014, prefazione di Derren Brown).

Insieme a Wu Ming ha curato il Laboratorio di Magnetismo Rivoluzionario, sperimentazione teatrale tra mentalismo e letteratura.

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Per contatti: mariano.tomatis@gmail.com

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