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HomepageCorso di mentalismo 2017/18

La miracolosa mentalista che fa perdere il cervello

La quarta lezione segue la straordinaria evoluzione di uno degli effetti di mentalismo più noti e diffusi al mondo: quello dei cartoncini che consentono di indovinare l’età. Il principio su cui si basa consente di mettere in scena inspiegabili dimostrazioni telepatiche. La lezione è intitolata a Elisa Zanardelli, la mentalista dell’Ottocento che per lungo tempo i giornali ritennero dotata di autentiche facoltà ESP.

Il 6 marzo 1854 il papà di Pinocchio assiste a un numero della più importante mentalista italiana: Elisa Zanardelli si esibisce al Teatro del Cocomero (oggi Niccolini), a un passo dal Duomo di Firenze. Carlo Collodi recensisce lo spettacolo di prestigj fisici di Antonio Zanardelli su Lo Scaramuccia, confessando di provare poca simpatia per gli illusionisti ma ammettendo di essersi incuriosito di fronte a sua figlia,

la quale possiede l’abilità di indovinare i pensieri altrui, e le cose più recondite (1) 

Elisa sta per compiere 17 anni (è nata a Padova il 25 aprile 1837), ha

capelli foltissimi […] [e] pelle diafana e trasparente, quanto la foglia della camelia; l’aria del suo viso è sofferente. (2) 

Deve i suoi poteri, infatti, a un brutto shock: quando era piccola, la diligenza su cui viaggiava tra Fiume e Trieste era stata assalita dai briganti e lo spavento aveva spalancato in lei le porte della percezione. A Firenze Elisa lascia “sbalordito il pubblico” con le sue doti telepatiche: diventando come “boccette di cristallo trasparente, agli occhi di questa fanciulla”, gli spettatori si chiedono:

Come fa ella mai a leggere i nostri pensieri? […] Come indovina la volontà e le stravaganze di un pubblico? (3) 

Ella, infatti, non si limita a leggere nel pensiero un numero o una carta da gioco, ma intuisce

che voi pensate a terminare un quadro - a volare in aria in un pallone - a fare un viaggio in America - e via discorrendo. (4) 

Evidenziando il fascino suscitato da una donna mentalista, Collodi scrive:

È bella la donna, se tocca l’arpa, è graziosa quando suona al pianoforte un notturno di Prudent, è seducente quando canta un’aria di Bellini, poetica se legge al lume della luna dei versi d’amore. Ma la donna poi che, a occhi chiusi, indovina i pensieri che vi passano per la testa, è un tale miracolo da far perdere il cervello. Eccovi spiegato tutto il mio fanatismo per la Zanardelli. (5) 

Lo scrittore è abbastanza smaliziato da conoscere i codici verbali con cui le coppie di mentalisti comunicano segretamente, eppure i segreti di Elisa gli sfuggono.

Il 27 marzo 1854 sottopone la ragazza a sei esperimenti di chiaroveggenza; la giovane indovina regolarmente gli oggetti che egli tiene nascosti in mano. Raccontando l’incontro, Collodi spiega di aver cercato di eliminare “ogni e qualunque sospetto di giuoco o di cooperazione per parte del [padre]”, che “è sempre stato occupato d’altro in un’altra parte della sala”. (6)  Il fatto che si esibisca sempre con il padre illusionista non impedisce ai “medici e scienziati più considerevoli delle principali città d’Italia” di schierarsi a favore dell’autenticità dei suoi poteri. Il dottor Carlo Esterle non ha dubbi: Elisa presenta “fenomeni di sonnambulismo lucido” da attribuire “senza alcun dubbio al magnetismo animale.” Con più perspicacia, durante il tour di Elisa a Torino, nel 1856 Il Trovatore scriverà che ella va considerata

più sotto l’aspetto dell’arte che della scienza; la quale in questi fenomeni non ha ancora messo lo sguardo, poiché un velo arcano li copre per renderli forse più maravigliosi.

Telepatia con il sistema binario

Quali tecniche aveva a disposizione Elisa Zanardelli per simulare la trasmissione del pensiero? Il primo effetto di mentalismo che si conosca, tratto dal testo medievale De Arithmeticis Propositionibus (X sec.), consente di indovinare il numero scelto da uno spettatore; costui deve eseguire alcune operazioni matematiche e rispondere a tre domande sui risultati ottenuti. Si basa su un algoritmo infallibile ma ha un punto debole: è possibile che lo spettatore sbagli qualche conto, rovinando il gioco. Egli deve, per esempio, moltiplicare per 3 il numero pensato, dividere per 2 e rivelare se il risultato è frazionario: una procedura piuttosto complicata.

Fare a meno dei calcoli

Nel XIV secolo un giapponese si accorge che tale calcolo rivela un’informazione semplice, ovvero se il numero pensato è dispari. Per ottenerla in modo più diretto, egli disegna un motivo floreale, scrive sui fiori i dispari e sulle foglie i pari, chiedendo poi allo spettatore: «Il numero che hai pensato è sui fiori?»

Particolare da Metsuke-ji, ricostruzione di Mariano Tomatis.

È un modo più subdolo di chiedergli se è dispari, ma a prova di errore. L’effetto di mentalismo Metsuke-ji si basa su cinque cespugli floreali che traducono altrettante operazioni matematiche in forma visuale: senza fare alcun calcolo, lo spettatore guarda ciascun cespuglio e risponde per cinque volte alla domanda «Su questo cespuglio, il numero che hai pensato è sui fiori?» Ciascuna risposta SÌ/NO svela alla mentalista, un pezzo alla volta (letteralmente bit per bit) il numero pensato: una risposta positiva sul primo cespuglio vale 1, sul secondo vale 2, sul terzo 4, sul quarto 8 e sull’ultimo 16; sommando i valori corrispondenti ai SÌ ricevuti, la mentalista ottiene il numero pensato.

Togliere alcuni numeri

L’effetto arriva in Europa solo nel 1814, quando Charles Hutton lo ripropone con una grafica più spartana (7) : i numeri sulle foglie spariscono e i cespugli diventano cartoncini; passandoli in rassegna, lo spettatore deve semplicemente dire se vede su ciascuno il numero pensato.

Jacques Ozanam, Jean Etienne Montucla e Charles Hutton, Recreations in mathematics and natural philosophy, Vol. 1, Longman, Hurst, Rees, Orme, and Brown, Londra 1814, p. 124.

Come nel Metsuke-ji, i diversi cartoncini corrispondono alle successive potenze di 2 (1, 2, 4, 8…) e la mentalista somma i numeri corrispondenti a quelli su cui compare il numero dello spettatore. Nel 1862 l’effetto arriva in Italia grazie a Bartolomeo Bosco.

Bartolomeo Bosco, Gabinetto magico, Milano 1862, p.170.

Sul primo cartoncino ci sono solo i numeri dispari, come sul primo fiore di Metsuke-ji; i numeri pari, che nel gioco giapponese erano sulle foglie, sono spariti. Nel 1935 Sid Lorraine propone l’effetto sul suo biglietto da visita: invece di sei cartoncini ne basta uno. Lo spettatore deve cercare il proprio numero tra quelli contenuti in sei riquadri, passandoli in rassegna uno alla volta. Per indovinare il numero scelto, la mentalista chiede per sei volte: «C’è il tuo numero in questo riquadro?» Sommando i numeri nell’angolo in alto a destra nei riquadri su cui la risposta è SÌ, ella è in grado di indovinare il numero pensato.

Fare a meno delle domande

Nel 2010 Paul Carnazzo propone una variante dell’effetto che sfrutta i due lati di un cartoncino e sostituisce ai numeri dei nomi di animali... (continua)


Note

1. Lo Scaramuccia, 7.3.1854.

2. Lo Scaramuccia, 7.3.1854.

3. Lo Scaramuccia, 7.3.1854.

4. Lo Scaramuccia, 14.3.1854

5. Lo Scaramuccia, 21.3.1854.

6. Lo Scaramuccia, 28.3.1854.

7. Jacques Ozanam, Jean Etienne Montucla e Charles Hutton, Recreations in mathematics and natural philosophy, Vol. 1, Longman, Hurst, Rees, Orme, and Brown, Londra 1814, p. 124.

Mesmer è curato da Mariano Tomatis, già autore di La magia della mente (2008), Te lo leggo nella mente (2013, prefazione di Max Maven) e L’arte di stupire (2014, prefazione di Derren Brown).

Insieme a Wu Ming ha curato il Laboratorio di Magnetismo Rivoluzionario, sperimentazione teatrale tra mentalismo e letteratura.

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Per contatti: mariano.tomatis@gmail.com

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