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Attraverso la mano

Procurati una manciata di fermagli (ma qualsiasi piccolo oggetto va bene: monetine, chicchi di mais o fiammiferi) e mettili di fronte a te. Assicurati che ce ne sia almeno una dozzina e che siano in numero pari. Dividili equamente tra le due mani, in modo da averne la stessa quantità a destra e sinistra. Come puoi immaginare, è impossibile per me sapere quanti fermagli tu abbia in mano in questo momento. Ti chiederò di effettuare due trasferimenti.

• Trasferisci cinque fermagli dalla destra alla sinistra.

• Conta i fermagli rimasti nella destra: quel numero rappresenta i fermagli da riportare indietro dalla sinistra alla destra.

Elimina i fermagli che hai nella mano destra e tieni chiusa la sinistra.

Proiettando il mio sguardo attraverso la mano, “vedo” che nella sinistra hai... dieci fermagli.

Lione, città magica

Se riesco a vedere a distanza, lo devo alla città in cui mi trovo. Mentre in Italia la “città magica” per eccellenza è Torino, a fregiarsi dello stesso titolo in Francia è Lione. Roma e Parigi sono soltanto capitali politiche e amministrative: ognuna ha un “doppio” occulto nelle periferie dei rispettivi paesi.

Nel Seicento a Lione vive e opera il più controverso rabdomante mai esistito. L’opinione pubblica e gli intellettuali discutono delle doti di Jacques Aymar: egli non solo trova le fonti d’acqua e i metalli sepolti, ma risolve anche alcuni casi di cronaca nera – anticipando una “dimostrazione” che i mentalisti porteranno a teatro solo nell’Ottocento: quella della psicometria. Michael R. Lynn ricostruisce in un recente libro (1)  l’intricato dibattito rimbalzato sui giornali di tutta Europa, compresi quelli in lingua italiana.

Nel 1783 i fratelli Montgolfier lasciano la regione di Lione per conquistare Parigi: i loro palloni aerostatici dimostrano che la scienza è in grado di esaudire i sogni più antichi dell’umanità – in primis quello di volare.

In quel periodo, chi dice di provenire da Lione acquista un’aura al contempo “meravigliosa” e “scientificamente solida”. È sfruttando tale fama che un orologiaio lionese – tale Monsieur D. (Dynamo?) – inganna i ricchi parigini, annunciando di aver inventato un paio di scarpe per camminare sull’acqua. È una beffa, ma prima di scoprirlo i nobili più in vista – compreso il Generale La Fayette! – raccolgono oltre 3000 lire (15 mila euro odierni) per finanziarne l’impresa. (2) 

È di Lione l’uomo che trasforma il “magnetismo animale” in un’impresa commerciale: si chiama Nicolas Bergasse e la sua consulenza è fondamentale per consentire a Franz Anton Mesmer di fondare la Società dell’Armonia Universale e vendere i segreti del magnetismo a chi paga l’esosa tassa di ingresso. Sulla formidabile spinta di Bergasse, la sede lionese della Società è la più attiva del paese. Non a caso il Museo lionese di Storia della Medicina ospita l’ultimo esemplare di tinozza mesmerica sopravvissuto; nel corso di ogni mio viaggio in città non manco mai di passare a fargli un saluto.

Sempre a Lione viene pubblicato il primo manuale per illusionisti della storia, libro sempre rimasto in ombra a causa dell’inspiegabile monopolio anglofono sulla storia della magia (che gli preferisce The Discoverie of Witchcraft di Reginald Scot.)

“Come scoprire quanti gettoni tiene in mano qualcuno” (1584)

È il 1584 quando Jean Prévost pubblica a Lione La Première partie des subtiles et plaisantes inventions (3) , una collezione di 84 giochi di prestigio di cui solo 8 in comune con il libro inglese coevo.

“Attraverso la mano” è la mia versione dell’esercizio “Pour sçauoir dire combien de getz, ou pieces d’argent quelqu’un aura dans ses mains” descritto alle pp. 89r-89v.

Semplice e diretto, si presta a una versione interattiva testuale (come quella sopra riportata) ma dal vivo può essere presentato ripetute volte grazie a un’efficace variante. Prima di iniziare, scegli un numero qualsiasi N e assicurati che in ciascuna mano ci sia almeno quel numero di oggetti; ciò significa che – se si ha a disposizione una dozzina di oggetti (almeno sei per mano) – il numero da scegliere è compreso tra 1 e 6.

Delle tre istruzioni da dare, la seconda ammette una certa libertà:

1) Chiudi la stessa quantità di fermagli nel pugno di ciascuna mano;
2) Trasferisci N fermagli dalla destra alla sinistra;
3) Conta i fermagli rimasti nella destra e spostane quel numero dalla sinistra alla destra.

Eseguiti i vari passaggi, nella mano sinistra rimarrà sempre un numero di fermagli pari al doppio di N. Dunque se si chiede (alla seconda istruzione) di spostare due fermagli dalla destra alla sinistra, alla fine la sinistra ne conterrà il doppio, ovvero quattro, e così per qualsiasi altro numero venga usato.

Per riproporre l’esercizio con un diverso esito è sufficiente cambiare il numero N: ciò confonde le idee di chi vi partecipa perché il numero di fermagli che rimangono in mano cambia ogni volta. Per riprodurre (parzialmente) questo meccanismo, in questa pagina il numero usato in apertura viene scelto ogni volta casualmente.

Nota: Se nel corso della terza fase nella destra non c’è alcun fermaglio, nessun fermaglio andrà spostato da sinistra a destra.

La realtà ha più immaginazione di noi

Qualche giorno fa l’amico Ivan Cenzi ha attirato la mia attenzione su un aspetto di cruciale importanza per il lavoro di un mentalista. Prima di creare Bizzarro Bazar – uno dei blog più affascinanti, ricchi e preziosi per chi si occupa di mentalismo e magia – Ivan era un cultore di film horror. Oggi sul suo blog riesuma sistematicamente vicende macabre e meravigliose, dimenticate tra le pieghe della storia. L’idea gli è venuta quando si è reso conto che la Realtà ha in serbo storie che non hanno nulla da invidiare a quelle di Fantasia; con la differenza che, trattandosi di accadimenti successi davvero, terrore e meraviglia evocati portano con sé un’intensità difficile da riprodurre artificialmente.

Non avevo mai guardato alle trame teatrali dei mentalisti da questo punto di vista. Se non si è grandi scrittori, è difficile concepire storie potenti ed efficaci: per questo molte narrative dietro ai giochi di prestigio sono stereotipate – quando non esplicitamente kitsch; quanto ci ha stufati il gioco “che-lo-dedico-a-mio-nonno-che-me-lo-faceva-da-piccolo”?

Chi (come me) ha difficoltà a elaborare trame convincenti ed emotivamente coinvolgenti, può trovare una fonte d’ispirazione praticamente infinita nella “vita reale”: raccontare vicende autentiche offre – agli esperimenti di mentalismo – retroscena potenzialmente esplosivi, in grado di provocare veri brividi, stimolando la curiosità dei presenti e incoraggiandoli ad approfondirne i risvolti dopo la performance; ciò fa sì che il piacere dello spettacolo prosegua ben oltre la fine del singolo esercizio di mentalismo, trasformando quest’ultimo in un avvenimento che affonda il proprio fascino direttamente nella Storia con la “S” maiuscola.

In questo modo un passatempo matematico come quello su descritto può diventare un “portale” attraverso cui condurre il pubblico per fargli scoprire le vicende lionesi di Jacques Aymar. Eseguita la terza istruzione ci si può avvicinare al pugno chiuso dello spettatore con un piccolo bastoncino biforcuto; fingendo di contarne le vibrazioni (da produrre tenendolo teso tra le dita) si possono raccontare le imprese del rabdomante francese e descriverne le mirabolanti doti. La rivelazione del numero di fermagli nascosti nella mano non sarà più il frutto di un banale trucco numerico ma la “dimostrazione” che con una bacchetta di legno si possono individuare i metalli nascosti – perfino in una grotta simbolica come il pugno di una mano.

Esercitazione pratica

La vicenda di Jacques Aymar è losca, si svolge nei bassifondi del Delfinato (perfino con una trasferta nel porto di Genova!) e si presta a una messa in scena da documentario true crime; ai suoi elementi pulp non manca nulla per conquistare il pubblico moderno. Praticamente sconosciuta ai giorni nostri, è una storia che si può ricostruire consultando la miriade di fonti d’epoca che l’hanno raccontata.

Che bisogno c’è di inventarsi vicende di improbabili serial killer, quando i giornali d’epoca pullulano di stimoli del genere? E soprattutto, chi sarà la prima persona che – leggendo questa pagina – si lascerà conquistare dai torbidi accadimenti lionesi e vi costruirà sopra una più ampia routine che trae ispirazione direttamente dalla realtà? Ecco da dove partire per un’eccitante escursione tra pagine, meraviglie e vicende di sangue dimenticate: “Memorie sulla bacchetta divinatoria” in Giornale Bibliografico Universale, Vol. II, N. 6, febbraio 1808, pp. 189 e segg.


Note

Mesmer è curato da Mariano Tomatis, già autore di La magia della mente (2008), Te lo leggo nella mente (2013, prefazione di Max Maven) e L’arte di stupire (2014, prefazione di Derren Brown).

Insieme a Wu Ming ha curato il Laboratorio di Magnetismo Rivoluzionario, sperimentazione teatrale tra mentalismo e letteratura.

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Per contatti: mariano.tomatis@gmail.com

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